1, 2, 3. Next pose!
1, 2, 3. Next pose!
1, 2, 3. Next pose!
1, 2, 3. Last pose!
Now jumping! 1, 2, 3. Ok!
Questa cantilena risuona all’infinito in un pomeriggio nuvoloso a Bali, in Indonesia, io e Luca aspettiamo il nostro turno da oltre un’ora. Siamo al Pura Lempuyang, il tempio più antico dell’isola, luogo simbolico e carico di spiritualità, costruito sui fianchi della montagna omonima a circa 1100 m di altitudine.
Sei naga (serpenti sacri) dall’aspetto minaccioso proteggono il tempio e sembrano tenere lontani i turisti, che si concentrano tutti nell’area antistante. Purtroppo le porte dell’edificio centrale sono chiuse, l’accesso è vietato a chi non crede. E oltretutto, le donne non possono entrare nei templi durante il loro periodo. Dunque oggi io qui non ci sarei proprio potuta venire. Quando poco prima di entrare Sadie, la nostra guida per la giornata, mi ha chiesto con tono brusco se avevo il ciclo, ho detto una piccola bugia. Ma non credo avrà il coraggio di venire a controllare, no?
Varcata la soglia, Sadie ci dà il nostro biglietto e va a sedersi accanto ad alcuni colleghi con faccia fra l’annoiato e lo scocciato, sapendo che passerà la prossima ora e mezza ad aspettare che ci facciamo le foto in uno dei punti più instagrammabili di Bali. È qui che ci troviamo infatti: oltre ad essere uno dei templi più importanti, la Porta del Paradiso, il portale tradizionale diviso a metà (Candi Bentar) più antico dell’isola degli dei, è anche uno dei “5-posti-da-non-perdere” a Bali.
Io sono Eilsa Malisan e insieme al mio compagno Luca sono autrice del blog di viaggi Elimeli. Quella che stai leggendo è EliMail, la mia newsletter di viaggi, dedicata a storie e luoghi dell’altrove. Specializzata in viaggi fai da te in sudest asiatico, appassionata di natura e montagna, viaggio e scrivo, non sempre in quest’ordine.
Sono seduta sui gradini in cemento sul piazzale tra il tempio e la porta divisa. Davanti a me, tre indonesiani indaffarati. A sinistra un uomo con il megafono chiama in inglese i numeri come dal salumiere. 435. A fianco a lui ci sono altri due ragazzi in sarong, l’abito tradizionale. Uno è seduto su una sedia in plastica e l’altro, il fotografo, su uno sgabello verde basso e arrugginito con un grosso cuscino marrone sotto il sedere e i gomiti appoggiati saldamente sulle ginocchia. Intorno a loro, i turisti formano un capannello di attesa disordinato e si avvicendano.
Quello con il megafono chiama di nuovo: 436. Guardo il nostro biglietto: siamo ancora lontani, io e Luca abbiamo il 530. Quello che fa da assistente al fotografo intanto si fa passare lo smartphone dalle prossime ragazze pronte per il proprio turno. Appena il collega ha terminato, glielo passa e la prima delle due corre al centro della Porta del Paradiso. E si ricomincia.
1, 2, 3. Next pose!
1, 2, 3. Next pose!
1, 2, 3. Next pose!
1, 2, 3. Last pose!
Jump! 1, 2, 3. Ok!
Il fotografo tiene lo smartphone nella mano destra e posiziona sotto l’obiettivo uno specchio per creare quel riflesso che per un po’ tempo ha ingannato il pubblico di Instagram, dando l’illusione che Candi Bentar si trovi su un lago. Ma non c’è nulla di più fasullo. Eppure, nonostante sia noto sin dal 2019 che si tratta di un photo-trick1, un’illusione ottica, tutti continuano a venire qui e fare anche due ore di coda per portarsi a casa il proprio set di cinque foto posticce al prezzo di 70.000 rupie a testa (circa 3,70 €) oltre il costo biglietto di ingresso al tempio. Cinque foto in cinque pose diverse, di cui l’ultima con salto. Se si è in coppia o in famiglia, dopo le singole se ne possono fare altre cinque insieme: tenendosi per mano, abbracciati o seduti vicini. Mai baciarsi però, siamo in un tempio!


Mi guardo intorno. C’è chi aspetta con impazienza, chi si annoia, chi scatta a sua volta delle foto a lato della scena, un po’ sbilenche perché la postazione migliore è presidiata da chi lavora naturalmente. A fianco a me, una ragazza con lunghi capelli neri si fa consigliare dalla propria guida per studiare le pose migliori. Un’altra poco più in là si fa fare degli scatti di prova dall’amica.
Provo un misto di curiosità, scherno e ammirazione per questi (relativamente) “new business” di Bali, dal tempio Lempuyang, ai nidi e alle altalene — altra storia fra il divertente e il grottesco che forse vi racconterò prossimamente. Oltre a guadagnarsi da vivere, i gruppi di ragazzi che si adoperano per i servizi fotografici sono bravi, svelti e perfettamente coordinati fra loro per creare il fake perfetto. Danno consigli, hanno occhio e garantiscono foto ottime al primo colpo. Non c’è neanche bisogno di ritoccarle: una descrizione evocativa, qualche tag e sono pronte per aggiungersi alle ormai oltre 39.000 che affollano Instagram sotto l’hasthag #gatesofheaven.
Veneratissimo dagli induisti e al contempo luogo del ridicolo, Pura Lempuyang ai miei occhi pare convivere con una doppia personalità, costellata di paradossi. Prima di entrare bisogna purificarsi con una spruzzatina d’acqua sulla testa, prontamente elargita da un addetto all’ingresso, le donne non potrebbero entrare durante il ciclo, e per rispetto alla sacralità del luogo tutti quanti sopra il sarong dovrebbero indossare magliette che coprono le spalle. Eppure nessuno si scompone quando le ragazze che mi circondano corrono al centro della Porta del Paradiso in canottiera, al massimo scoppia una risata generale quando a una particolarmente prosperosa scappa il seno fuori dal top a fascia, evidentemente troppo lasco per il salto finale.
Io e Luca ci sentiamo stupidi a prendere parte alla messinscena, ma Sadie ha dato per scontato che invece fossimo qui proprio per questo e ha comprato un biglietto per fare le foto anche per noi. Stamattina in auto gli ho chiesto quali sono i tour più richiesti dai suoi clienti e mi ha risposto senza esitare: “Quelli dei posti instagrammabili di Bali”. Non faccio fatica a credergli.
1, 2, 3. Next pose!
1, 2, 3. Next pose!
1, 2, 3. Next pose!
1, 2, 3. Last pose!
Jumping! 1, 2, 3. Ooooook!
Il sole sta tramontando e la luce si fa più calda, ma il Monte Agung (il vulcano più sacro di Bali) che si dovrebbe vedere perfettamente al centro della porta divisa, resta nascosto dietro una coltre di nuvole spessa. Peccato.
Mi sforzo per pensare a quali pose giocarmi quando sarà il mio turno. Non voglio fare delle foto uguali a quelle di tutti gli altri, con le mani giunte in preghiera, nella classica seduta a gambe incrociate e quella con il palmo della mano lezioso rivolto verso l’alto. No, mi dico, se devo prestarmi a questa pagliacciata voglio almeno fare qualcosa di originale e magari un po’ dissacrante.
Number 530!
Tocca a me, corro.
Io sì che sarò memorabile.
Per chi deve ancora partire 🧳
…O per chi è appena tornato e già sta pensando al prossimo volo intercontinentale. Settembre e il periodo autunnale in Asia sono mesi di transizione fra la stagione delle piogge e il periodo migliore dell’anno per viaggiare, che in buona parte dei Paesi va da novembre a febbraio. Alcuni suggerimenti di lettura per scegliere la prossima meta.
Dove e quando andare in Thailandia e in Indonesia in base al periodo
Come organizzare un viaggio in Sri Lanka e cosa vedere
Alcune curiosità sul Nepal, Paese di sorrisi e gentilezza
E ovviamente qui trovate anche l’articolo su cosa vedere a Bali e a Ubud, il centro culturale e artistico dell’isola.
E un paio di uscite precedenti di EliMail che potreste leggere se il mio racconto di oggi su Pura Lempuyang vi è piaciuto.
Autunno, fra natura e cultura 🍁
Chi invece sta pensando di organizzare un weekend autunnale fra città d’arte o fra i boschi, qui c’è qualche altro spunto.
Come arrivare a Bruges e ad Anversa, due fra le città più interessanti del Belgio. — Sono un po’ in arretrato su Anversa, ma prometto che al ritorno dal mio viaggio mi rimetto al lavoro. Nel frattempo però potreste dare un’occhiata a cosa vedere a Bruges.
È passato qualche anno da quando ci sono stata, ma è una delle città che mi sono piaciute di più in Europa: Porto in Portogallo. Due articoli su cosa vedere e come muoversi.
Infine, qualche idea per camminare, camminare, camminare. Per me l’autunno è uno dei periodi migliori per farlo: 10 escursioni ad anello in Friuli Venezia Giulia.
Poi sul blog ce ne sono molte altre, vi segnalo le più recenti: escursione al Campanile di Val Montanaia e trekking di 2 giorni al Lago di Antermoia, articolo aggiornato da pochissimo, con un video tutto nuovo sull’escursione.
Per oggi è tutto dunque. Ora tocca a me andare a preparare la valigia.
A presto.
Elisa








Hai descritto perfettamente la scena 😂 Nonostante tutto, per me un tempio bellissimo, e immaginando il luogo senza la messa in scena per le foto, un posto magico. 🐉