Pedalando sul Delta
Dritti al cuore del Vietnam su una bici sgangherata.
Immaginate un viaggio attraverso una terra d’acqua dolce e riso, in cui la maggior parte degli itinerari di solito fa solo una tappa veloce: un’escursione, una decina di foto, venti minuti di tempo libero per guardarsi intorno e poi via, verso la destinazione successiva.
Ora invece immaginate di visitare lo stesso territorio lentamente, quando non ci sono turisti, dilatando i tempi per passare qui due settimane. Di inforcare una bici scassata e pedalare fra le coltivazioni di riso e frutta. Di ascoltare i suoni della foresta pluviale scivolando sulle acque placide di un canale a bordo di una barca a remi, mentre nel cielo coperto di nuvole grigie e bluastre si rivela qualche scorcio di azzurro. Immaginate infine di bere con una cannuccia in plastica il latte di una giovane noce di cocco in mezzo al nulla mentre il sole tramonta sulla spianata verde e immensa del Delta del Mekong. È questo il viaggio che inizio oggi a raccontarvi nel sud del Vietnam.
Io sono Elisa Malisan e quella che stai leggendo è EliMail, la newsletter del mio blog di viaggi Elimeli. Specializzata in itinerari indipendenti in sudest asiatico ed escursioni nella natura, viaggio e scrivo, non sempre in quest’ordine.
In questa uscita di EliMail vi racconto qualcosa del mio secondo viaggio in Vietnam.
“Nel delta del Mekong di solito i turisti si fermano uno o due giorni, al massimo tre.” mi dice Ahn, la guida vietnamita che accompagna me e Luca proprio per tre giorni durante il nostro viaggio da Ho Chi Minh City (Saigon) a Chau Doc, al confine con la Cambogia. La maggior parte dei tour passa rapidamente fra i sette rami del delta del Fiume Mekong, il tempo di un paio di tappe lungo un percorso che in realtà copre quasi 300 km di strada, in un’area di oltre 40.000 chilometri quadrati. Anh racconta che dopo il Covid le agenzie di viaggi hanno ridotto di molto gli itinerari in questa zona: la maggior parte dei turisti fa solo un salto a Can Tho, dove è rimasto uno dei pochissimi mercati galleggianti sul Mekong, per poi proseguire verso le spiagge dorate di Phu Quoc o verso la Cambogia. Il cambiamento climatico e la costruzione di strade e ponti sul Delta stanno trasformando profondamente questa zona del Vietnam: i mercati galleggianti sono scomparsi quasi del tutto, insieme all’allure esotica che evocano alcuni libri pubblicati qualche anno fa.
“A Cai Be la gente vive sulle barche di uno dei più grandi mercati fluviali del Delta. Sono case galleggianti e magazzini all’ingrosso, soprattutto di frutta e verdura, che inalberano un’asta in bambù con appeso un esempio della mercanzia. Tra le barche più grandi è un continuo via vai dei barchini dei compratori e di quelle dei fornitori di servizi, venditori al dettaglio di cibo pronto, bibite, shampoo, sapone, detersivi.”
(Massimo Morello, “Mekong Story. Lungo il cuore d’acqua del sud-est asiatico”, ed. Touring Club Editore, 2005).
Il mercato galleggiante di Cai Be è stato chiuso ufficialmente nel 2021, è uno dei tanti che si sono trasferiti sulla terraferma. Inoltre le città lungo il tratto vietnamita del Mekong, il quarto fiume più lungo dell’Asia (circa 4.350 km), non custodiscono tesori architettonici di dinastie passate, né pagode o templi particolarmente importanti. A parte Can Tho e Saigon, che però si trova al di fuori dell’area del Delta, le località si somigliano un po’ tutte, con centri anonimi e piuttosto trafficati. Eppure è qui, fra cittadine rurali di scarso fascino storico e le campagne piatte dei dintorni, dove non c’è nemmeno una montagna abbastanza alta da potersi definire tale, che incontro l’animo più sincero di questa terra e della sua popolazione.
Inizio dal fondo il racconto di questo itinerario, da Chau Doc, a pochi passi dalla frontiera, porta di accesso per la Cambogia. Anh ci accompagna per il suo ultimo giorno insieme a noi durante una delle escursioni più entusiasmanti del viaggio: quella nella foresta di Tra Su, un’area pluviale a 25 km da Chau Doc. Tra Su è una delle aree naturali protette più belle del Delta, una foresta fitta di alberi di malaleuca, eucalipto e mangrovie, popolata da farfalle, insetti, piccoli anfibi e oltre settanta specie di uccelli. Si visita con un’escursione di mezza giornata, ma vorremmo trascorrere qui molto più tempo, restare ore seduti scomodi su una piccola barca a remi, cullati dalle acque ricoperte di fiori di loto, giacinti d’acqua e Lamna Minor (la lenticchia d’acqua). Osserviamo aironi e cicogne che pescano ai lati dei canali, cormorani appoggiati sui rami con le ali distese al sole per far asciugare le penne scure. La natura è al massimo del suo splendore, con fronde generose e canali colmi d’acqua grazie alle piogge del monsone di sud-ovest, prossimo al termine, che però in ottobre scarica ancora temporali sul sud del Vietnam. Oggi siamo fortunati e possiamo fare il giro senza ombrello e impermeabile.
Dopo l’escursione io e Luca salutiamo Anh e restiamo a Chau Doc per conto nostro, pur consapevoli che muoversi in quest’area, ancora poco sviluppata dal punto di vista turistico, non è facilissimo. Molti posti interessanti sono distanti dal centro, non ci sono mezzi pubblici né Grab (l’Uber asiatico) per spostarsi e quasi nessuno parla inglese, a parte in albergo e in qualche ristorante. Avremmo potuto proseguire il viaggio anche qui con guida e autista, ma preferiamo provare un’esperienza non filtrata costantemente dagli occhi di un intermediario e senza l’organizzazione perfetta di un’agenzia. A questa periferia non si addicono troppo le scalette prestabilite. Adattiamo le giornate in base agli ultimi strascichi del monsone e dell’acqua, che a intervalli imprevedibili ricomincia a riempire le anse del fiume.
Il secondo giorno prenotiamo un taxi in reception per raggiungere il Monte Sam, l’unico rilievo di tutta l’area, alto ben 284 m. È mattina presto e ci facciamo lasciare alla base del monte per proseguire a piedi per quella che la nostra guida di viaggio promette essere una “divertente escursione”. Invece il sole fa evaporare velocemente tutta l’umidità della foresta circostante, creando un fastidioso effetto hammam mentre camminiamo sull’asfalto rovente. Io e Luca arriviamo in vetta al Monte Sam sudati come antilopi inseguiti dai leopardi. Altro che divertente escursione. Ma forse l’autore si riferiva ad altro nel suo libro. La spontaneità delle persone rende questa escursione piacevole, nonostante il clima. Sono i ragazzini che incrociamo lungo la strada e ogni tanto si fermano per scambiare qualche parola in inglese per poi trotterellare via ridacchiando. Il gruppo di signore di Vinh Long che incontriamo al tempio sulla cima, che non la finiscono più di abbracciarci, farci foto e ringraziarci per essere venuti in Vietnam. La signora seduta sui gradini che nelle sue mani nodose stringe forte le mie. Mi guarda con occhi grandi, grigi e spalancati per quei pochi dong che ho lasciato nel suo vecchio cappello a cono rivolto verso l’alto.


Il pomeriggio successivo inforchiamo le due bici sgangherate messe a disposizione dall’albergo e partiamo in direzione delle risaie a pochi chilometri dal centro di Chau Doc. Ci gettiamo spavaldi nel traffico, indiavolato alla maniera asiatica anche in questa città di periferia. I vietnamiti guidano strombazzando il clacson e reclamano la priorità della strada anche quando vengono incontro contromano rasenti al marciapiede, puntando dritti verso di noi senza dar cenno di volersi fermare. Fortuna che le risaie sono abbastanza vicine. Dopo oltre mezz’ora passata a schivare ostacoli, passanti e carretti, lasciata la strada principale, finalmente distendo i nervi mentre mi addentro su una via laterale. Anche le persone sembrano più rilassate e pure qui tutti salutano con calore il nostro passaggio, quasi fossimo ospiti d’onore fra questi campi. Il Monte Sam interrompe l’orizzonte piatto sullo sfondo mentre la luce comincia a farsi arancio.
Svoltiamo in un’altra strada secondaria e proseguiamo senza una meta precisa, finché un signore incrociato poco prima in scooter ci ferma fuori da una casa con un grande frutteto recintato. Con qualche parola in inglese mischiato al vietnamita ci fa capire che siamo su una via senza uscita. Decidiamo di andare avanti ugualmente fino a uno spiazzo affacciato sul tramonto per un ultimo saluto alle risaie verdeggianti prima di rientrare. Parcheggiamo la bici e io comincio ad armeggiare per fissare il treppiede della fotocamera sul sellino. Alle nostre spalle, l’uomo e la moglie ci guardano per un po’ da lontano e poi rincasano. Io e Luca continuiamo a farci gli affari nostri noncuranti dei due finché, pronti per un autoscatto, non li vediamo di nuovo. Hanno in mano due noci di cocco e camminano verso di noi. Tiro Luca per il braccio e mollo tutto lì per andargli incontro: intuisco che le stanno portando per noi. L’uomo me ne offre una con la cannuccia verde chiaro, la moglie dà quella più grande a Luca. Sorridono di cuore, lui mi dice qualcosa in vietnamita e qualche “Thank you, thank you!” mentre annuisce più volte con la testa. Non capisco le sue parole e non saprò mai esattamente cosa sta dicendo, ma qui, nel bel mezzo di un posto qualsiasi fra risaie e palme, sento pulsare il cuore verde e dolce del Vietnam.
Destinazione sudest asiatico 🌏
Dopo questo secondo viaggio ho rimesso a nuovo alcuni articoli pubblicati sul blog, eccone alcuni a cui dare un’occhiata:
15 consigli e cose da sapere per organizzare un viaggio fai da te.
Oltre a questi, vi suggerisco di fare un giro anche fra gli altri contenuti dedicati all’Asia se state pensando all’oriente come prossima destinazione:
Itinerari in Thailandia del nord e del sud
Una selezione di articoli dedicati a Bangkok
Cosa vedere a Giava e a Bali in Indonesia
9 cose da vedere in Sri Lanka e 3 da evitare.
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