Nessun servizio
Spegnere tutto per riconnettersi.
È la prima volta, da quando ho iniziato a scrivere sul blog e questa newsletter, che me ne allontano per così tanto tempo. Vi racconto come è andata.
Fermarsi
Da inizio anno ho scritto e pubblicato molto poco, assorta da un restyling completo del sito che ha portato via quasi 5 mesi, ed è ancora da perfezionare peraltro (per chi di voi è qui da un po’: avete visto?), dal lavoro, da molti fatti della vita, dal bisogno di investire l’energia nella fatica fisica più che in quella mentale, ché di questa mi sento di farne più che abbastanza ultimamente.
In questi mesi mi sono dedicata alla scrittura quasi esclusivamente come atto funzionale per altri scopi, lavorativi soprattutto, cosa che ha finito per mettere in secondo piano il piacere dell’atto creativo, ammetto. Al tempo stesso, ho avuto (e talvolta provo ancora) un senso di saturazione all’idea di dover trarre sempre qualcosa da quello che faccio, provo o vedo quando vado da qualche parte per trasformarlo in un articolo, una foto, un video o una story da pubblicare per stare al passo con le ricerche online, la AI, gli algoritmi. Una specie di burnout da presenza “pubblica”, per così dire.
Ho avuto bisogno di fermarmi.
Ora con fatica cerco di ridare slancio alla creatività, senza però sapere veramente la direzione da prendere, sono sincera, sarà anche che in questi mesi viaggiare e parlare di viaggi è diventato estremamente complicato da molti punti di vista.
Camminare
In queste circostanze, per uscire dal loop di solito cammino. O corro. Qualche settimana fa sono stata tre giorni in montagna tra le vette delle Dolomiti friulane, tra Forni di Sopra, Forni di Sotto e Ampezzo. È stato un weekend lungo deciso all’ultimo momento per la necessità di cambiare aria, perché io e Luca stiamo vivendo un periodo a dir poco impegnativo e per ricaricarci abbiamo bisogno di alberi, rocce, salite su cui sudare e spazi aperti. E sapete qual è stata una delle cose più belle di quei tre giorni? Stare offline. Non pubblicare foto, stories, video, post, niente. Un lusso prezioso che la montagna offre anche grazie a quella scritta in alto a destra sullo schermo, “Nessun servizio”, che riconduce necessità e desideri a un livello più semplice. Sete, fame, caldo, freddo, sole, ombra, vento, forza, stanchezza, il ritmo del passo, lasciar andare tutto con un respiro profondo.
Dopo quei tre giorni finalmente ho sentito di nuovo il bisogno di mettermi a scrivere. La natura, quella pura, ha la capacità - almeno per un attimo - di curare, di riempire con il suo essere semplice, essenziale.
Respirare
“Ricordati di respirare” mi dice spesso una persona a me molto vicina, che sa quanto io abbia (e anche quanto sia diffusa) la tendenza a vivere in apnea, a focalizzarsi quasi sempre su molte cose, sul fare, vedere, andare, produrre. In tutto questo affanno respirare talvolta diventa l’ultimo dei pensieri, nonostante sia proprio questo soffio vitale, il prāṇa dello yoga, il ponte tra corpo e spirito, a rendere vivi, a dare l’energia, anche creativa. Sospendere tutto per qualche momento aiuta a creare lo spazio vuoto necessario per mettere in moto le idee, soprattutto quando si può estendere lo sguardo sull’orizzonte che si apre davanti.
Guardare
Sempre la persona di cui sopra un giorno mi ha detto qualcosa del tipo
“Gli occhi sono fatti per le lunghe distanze.
Lo sguardo ha bisogno di allungarsi nello spazio aperto, di andare lontano, è così che il corpo produce endorfine, il sistema nervoso si rilassa, il cuore rallenta, i muscoli lasciano andare la tensione”.
Teoria che magari voi conoscete già benissimo perché se ne parla già da qualche anno1, ma io no, e mi è sembrata una grande rivelazione quando l’ho sentita. Dà una base scientifica al senso di benessere che provo ad esempio guardando le montagne a tu per tu o il paesaggio dal finestrino. Chissà, magari anche per voi è lo stesso.
Riconnettersi
Non ho una vera e propria conclusione per questa newsletter, niente proclami né dichiarazioni di progetti presenti o futuri, sto cercando di riprendere a scrivere in un periodo in cui spesso ho la sensazione di avere la testa dentro un frullatore acceso. Non è facilissimo. Provo a non giudicarmi e a non farmi prendere dall’ansia di dover mettere insieme una newsletter memorabile, piena di novità o suggerimenti o grandi idee di viaggio. Spero apprezziate la sincerità.
Io sono Elisa Malisan, autrice del blog di viaggi Elimeli. Specializzata in viaggi indipendenti in sudest asiatico, appassionata di cultura orientale, natura e montagna. Nell’ultimo periodo mi sono una presa una pausa dal digitale per camminare, respirare e guardare un po’ più l’orizzonte e un po’ meno lo schermo del computer.
Leggere
Prima di salutarci, qualche spunto di lettura, dal blog e non.
Per chi ha bisogno di disconnettersi e di stare a contatto con la natura e il profumo del bosco, vi propongo questa pagina (tutta rinnovata) sui percorsi di trekking di cui ho scritto.
Una riflessione sul minimalismo in viaggio, che va a braccetto con il tema degli spazi vuoti.
Un articolo per fare il punto su pro e contro del viaggiare in modo indipendente, con un tour organizzato o in modalità “ibrida”.
Ho letto2 proprio in questi giorni che lo Sri Lanka ha approvato la concessione del visto gratuito per i turisti di 40 paesi, fra cui anche l’Italia. L’iniziativa non è ancora entrata in vigore, ma se nel frattempo vi solletica l’idea di andarci (Iran, Trump e compagnia cantante permettendo), date un’occhiata agli articoli sul blog.
Alcune cose che ho letto di recente qui su Substack, in cui mi sono un po’ ritrovata a proposito di saturazione e non solo. Un’uscita di Alessandra Nitti che si è presa una pausa di una settimana, anche dalle notifiche dello smartphone. E un’altra che parla di burnout e wellness, di Denise Dellagiacoma.
A presto,
Elisa
Un video interessante di un professore dell’Università di Stanford spiega bene il meccanismo, in particolare al min. 5:40.
La notizia su Travel Quotidiano.





Ciao! Grazie per la menzione.
Quanto ti capisco, questo dover essere sempre sul pezzo, chini su un rettangolo di pixel, fa solo aumentare l’ansia.
Ormai sono giunta al punto che la domenica non accendo più nulla e me ne vado in bicicletta (temporali permettendo) pur di stare un po’ a contatto con la natura, guardare lontano, fare movimento e lasciar perdere tutto ciò che è rinchiuso nel pc o nel cellulare.
Si tratta di trovare un equilibrio perché mi sono impegnata tanto per poter lavorare online e avere la flessibilità di viaggiare, però allo stesso momento stanca, come ben sai.
Ti dirò, eliminare i social media mi ha già cambiato la quotidianità in meglio, così che telefono e pc ormai sono 80% strumenti di lavoro e dedico solo un 20% del tempo allo svago (e l’obiettivo è di scendere al 10%).